Il presidente Antonio Damascelli è stato audito lo scorso 24 gennaio 2023 in commissione Finanze della Camera nel corso della indagine conoscitiva sui crediti d’imposta.

La mancanza di un paradigma normativo con riguardo alla disciplina dei crediti d’imposta ha fatto e fa sì che i provvedimenti legislativi siano caratterizzati da soluzioni disparate sotto il profilo funzionale e strutturale.
Occorre un riordino con riguardo ai soggetti beneficiari, agli interpelli e al superbonus.

Crediti d’imposte per i professionisti. Nel suo intervento, Damascelli ha innanzitutto illustrato le asimmetrie presenti nella disciplina dei crediti d’imposta per i professionisti.

Un esempio della denunciata a sistematicità, con riflessi nel mondo delle professioni, è rinvenibile nell’attribuzione del credito d’imposta per l’acquisto di macchinari nuovi Industria 4.0 alle aggregazioni professionali (STP- società tra professionisti), beneficiarie sia del credito ordinario che del credito 4.0 in quanto titolari di reddito d’impresa.

Ad avviso della Agenzia delle Entrate, la disposizione si applica anche ai contribuenti che esercitano le attività di lavoro autonomo, anche se svolte in forma associata, quindi le associazioni tra professionisti di cui all’articolo 5, comma 3, lett. c), del Tuir.
Tuttavia, la stessa Agenzia ha lasciato fuori dalle agevolazioni le società tra avvocati, costituite ai sensi dell’articolo 16 del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 96, le quali realizzano reddito di lavoro autonomo, e dunque “in quanto tale modello societario non è riconducibile a quelli delle società commerciali di persone e di capitali disciplinate dal codice civile”.

Interpelli sui crediti d’imposta. La richiesta di Unione è la creazione di modelli di rappresentazione degli interpelli e dell’istruttoria che non determinino effetti gravemente e ingiustamente penalizzanti tanto sul piano fiscale quanto su quello penale, soprattutto quando gli interpelli hanno natura conoscitiva sulla interpretazione della norma.

Superbonus. L’attuale reticenza delle banche a concedere liquidità per i lavori con il 110% si deve essenzialmente ai rischi, dovuti al complesso comporre il puzzle dei requisiti, dei materiali, delle assemblee condominiali, dei controlli e delle attestazioni dei professionisti.
Damascelli ha evidenziato che a partire dall’introduzione delle disposizioni agevolative ad opera del decreto Rilancio (decreto legge n. 34/2020), fino alle modifiche introdotte, da ultimo, dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022), la sete di informazioni e chiarimenti è cresciuta con il proliferare delle modifiche legislative, generando molto spesso più incertezze che chiarezze.
La legge di Bilancio 2023 ha introdotto opportunamente importanti novità in grado di incidere direttamente sul meccanismo applicativo del Superbonus, ed ha modificato il sistema delle eccezioni precedentemente stabilito nel decreto  Aiuti-quater, onde consentire a un determinato novero di soggetti di fruire dell’agevolazione al 110 per cento anche per le spese sostenute nel 2023.
Bene dunque le misure sin qui varate, quali l’estensione della garanzia dei finanziamenti alle banche e agli intermediari finanziari. Ma è evidente che quanto fatto sinora non può ritenersi del tutto soddisfacente se non adeguatamente accompagnato da ulteriori misure di carattere strutturale e meta-fiscale.

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