Cassa forense e Uncat hanno messo a punto la II edizione del Vademecum Fiscalità degli Avvocati, una guida pratica agli adempimenti fiscali e previdenziali aggiornato con le disposizioni della riforma fiscale e le circolari dell’Agenzia delle Entrate.
Il Vademecum è presentato a Roma il 26 febbraio
Roma, 26 febbraio 2026 – La neutralità fiscale dei conferimenti di interi studi legali nelle società tra avvocati favorirà le aggregazioni professionali. Ma se aumenta il numero dei soci, le eventuali fusioni, scissioni, conferimenti (a certe condizioni) o modifiche della compagine sociale o associativa nel primo anno cui si riferisce la proposta di concordato, sono escluse dall’accordo con il fisco. Allineamento speculare, poi tra adesione del singolo professionista e adesione della aggregazione (sia associazione che società tra avvocati che società tra professionisti): devono viaggiare insieme.
Anche il nuovo “status” fiscale delle aggregazioni forensi concorre a ridisegnare il mercato dei servizi legali, secondo quanto emerge dal Vademecum sulla Fiscalità degli Avvocati, messo a punto dalla Commissione studi della Cassa forense e dall’Unione Nazionale delle Camere degli Avvocati Tributaristi (UNCAT).
Il Vademecum, quest’anno alla sua seconda edizione, è una guida pratica agli adempimenti fiscali e previdenziali degli Avvocati, in qualsiasi forma essi esercitino la professione. Il Vademecum fotografa infatti ogni “status” fiscale dell’Avvocato, dal forfetario fino alle società tra professionisti, aggiornandolo alle nuove norme della complessa riforma fiscale e alle circolari della Agenzia delle Entrate.
Hanno partecipato alla sua redazione i consiglieri Uncat Barbara Benazzi, Elio Cocorullo, Angelo Cuva, Raffaella D’Anna, Fabiola Del Torchio, Daniele Giacalone, Ida Pansini, Carlo Romano, Anita Russo, Silvia Siccardi e i componenti della Commissione Studi di Cassa Forense.
Maria Annunziata, Presidente di Cassa Forense: “Vista l’attenzione suscitata dal primo Vademecum e la sempre maggiore complessità del sistema fiscale, abbiamo ritenuto utile aggiornare la guida come efficace ausilio per i nostri iscritti. L’analisi della realtà professionale che emerge dal rapporto Censis segnala come l’esercizio della professione in forma aggregata rappresenti una possibile strategia per attenuare le difficoltà della professione forense, segnalate soprattutto dai giovani colleghi. L’aggregazione professionale consente di unire le forze per affrontare le sfide del mercato, incrementare la competitività e condividere risorse e competenze. Tuttavia, il percorso verso l’integrazione professionale trova oggi il principale ostacolo proprio nell’attuale sistema fiscale che rende più conveniente ai singoli professionisti esercitare in maniera individuale. Ci auguriamo che il Legislatore voglia intervenire al più presto su questa ingiustificata difformità di trattamento fiscale al fine di consentire lo sviluppo delle aggregazioni professionali che possono garantire una maggiore efficienza e qualità dei servizi resi agli utenti.”
Gianni Di Matteo, Presidente di Uncat: “L’anno scorso ci eravamo posti tre obiettivi: offrire un servizio utile ai colleghi, promuovere la compliance fiscale, sostenere un sistema equo. Quest’anno ne aggiungiamo un quarto, decisivo: aiutare i colleghi Avvocati a orientarsi nella riforma fiscale. Il sistema sta cambiando profondamente.Due aspetti meritano attenzione. Primo: i testi unici rappresentano finalmente una codificazione necessaria per orientarsi nella complessità normativa. Secondo: le nuove forme di aggregazione professionale valorizzano le specializzazioni. L’Avvocato tributarista, con competenze trasversali su un ventaglio amplissimo di materie, può ora offrire servizi davvero competitivi attraverso l’aggregazione.
“Conoscere la fiscalità consente di gestire in modo consapevole l’attività professionale, ottimizzare il carico fiscale, ridurre il carico tributario, evitare sanzioni, sfruttare agevolazioni, deduzioni, detrazioni, per meglio incidere sulla produzione del reddito, tutti sforzi che vanno opportunamente sostenuti anche per il futuro previdenziale che ciascun Avvocato deve opportunamente pianificare, sin dall’avvio dell’attività forense. Un’azione tempestiva per proteggere la fiscalità richiede l’adozione di misure preventive e di pianificazione con una compliance rigorosa. Con la pressione fiscale che ci attanaglia e l’aumento dei controlli, intervenire per ridurre il carico fiscale ed il rischio di accertamenti e di contenzioso tributario è di importanza fondamentale per gli Avvocati”, si legge nelle Conclusioni a cura della Commissione Studi di Cassa.
LE PRINCIPALI NOVITA’ FISCALI.
Aggregazioni professionali. Da giugno 2025 (data di entrata in vigore del nuovo articolo 177-bis del TUIR, introdotto dal D.lgs. 192/2024) il conferimento di uno studio professionale (es. studio legale individuale) in una società tra avvocati (STA) è fiscalmente neutro, ossia non genera tassazione immediata. E questo vale anche per le STP in generale, le associazioni professionali, le società semplici tra professionisti e per le trasformazioni, fusioni, scissioni, trasferimenti mortis causa, trasferimenti gratuiti.
Il legislatore ha costruito un sistema unitario di neutralità per le riorganizzazioni professionali.
Un aspetto importante, messo in rilievo dal Vademecum, è il trattamento dell’avviamento. Se nello studio è iscritto un avviamento, il valore fiscale si trasferisce alla società, che può continuare ad ammortizzarlo.
In sostanza, viene confermata la continuità del medesimo complesso produttivo.
Il conferimento dello studio in una STA, in sintesi, non genera reddito imponibile; mantiene i valori fiscali originari; trasferisce avviamento e beni con continuità; non trasferisce perdite pregresse del professionista; evita doppie imposizioni nel cambio di regime reddituale; non è considerato operazione elusiva.
Per questa via, la riforma fiscale mira a favorire l’aggregazione e la modernizzazione delle strutture professionali garantendo continuità fiscale e certezza giuridica.
Concordato preventivo biennale. Il concordato preventivo biennale (CPB) si fa più rigido e punta sulla coerenza tra soci e strutture professionali: si entra insieme, oppure si resta fuori insieme. Con il Decreto legislativo n. 81/2025 cambiano infatti alcune regole chiave sulle cause di esclusione. Nel mirino finiscono operazioni come fusioni, scissioni, conferimenti (solo se di azienda o ramo d’azienda) e modifiche della compagine sociale. Inoltre, l’uscita dal CPB opera solo se aumenta il numero dei soci. Le novità non finiscono qui. È escluso dal CPB il professionista che dichiara redditi autonomi e partecipa a un’associazione o a una STP che non aderisce al concordato. E vale anche il contrario: l’associazione non può accedere se non aderiscono tutti i soci che dichiarano redditi autonomi. La riforma fiscale lega così le sorti fiscali dei singoli a quelle della struttura collettiva.
Rottamazione quinquies: fuori i debiti con la Cassa forense. La Rottamazione-quinquies, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025), è una nuova definizione agevolata dei debiti affidati all’Agente della riscossione. Riguarda i carichi trasmessi tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. Consente di pagare solo il capitale e le spese di notifica e procedura (intesi questi ultimi come costi delle attività di riscossione coattiva eventualmente già avviate)”, senza sanzioni, interessi di mora e aggio.
La novità principale rispetto alla Rottamazione-quater è l’esclusione dei crediti delle Casse professionali. La misura riguarda infatti, per i debiti previdenziali, solo i contributi dovuti all’INPS. Non è previsto alcun meccanismo che consenta alle Casse privatizzate di aderire. Ne restano quindi fuori, ad esempio, i contributi dovuti a Cassa Forense.
Per gli avvocati la distinzione è netta: INPS sì, Cassa Forense no. La scelta del legislatore si fonda sull’autonomia finanziaria delle Casse privatizzate. Eventuali estensioni future richiederebbero una nuova e specifica previsione legislativa
Adempimenti sospesi in caso di malattia. L’avvocato non rischia più sanzioni fiscali per scadenze saltate a causa di un grave problema di salute. La Legge di Bilancio 2022 ha introdotto una norma che sospende i termini degli adempimenti tributari quando il libero professionista è temporaneamente impossibilitato a lavorare. Il professionista deve però attivarsi: deve comunicare l’impedimento agli uffici competenti via PEC o raccomandata, allegando certificazione medica e mandati con data certa. In caso di dichiarazioni false sono previste sanzioni penali e pecuniarie.
Si tratta, specifica il Vademecum, di una norma poco conosciuta ma decisiva, soprattutto per avvocati e altri professionisti che gestiscono adempimenti fiscali per conto dei clienti: una rete di sicurezza che evita di trasformare un problema di salute in un problema tributario.
Regime forfetario. Più controlli, ma anche qualche alleggerimento fiscale. Le ultime novità sul regime forfetario rafforzano la tracciabilità, ampliano le soglie di accesso e introducono correttivi favorevoli sui rimborsi spese, che dal 2025 non concorreranno più alla formazione del reddito. E’ confermata inoltre la soglia di 35.000 euro per i redditi da lavoro dipendente compatibili con il regime anche per il 2026. Resta il tetto di 85.000 euro di ricavi, con uscita immediata oltre i 100.000. E dal 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i forfetari, senza eccezioni.
Regime ordinario. Nel complesso, le novità (introdotta dal D.Lgs. 192/2024, che modifica l’art. 54 TUIR) incidono su base imponibile, rimborsi, principio di cassa e contribuzione previdenziale, ridefinendo in modo significativo la fiscalità dell’avvocato. Dal 2025 il reddito non è più determinato solo sui “compensi percepiti”, ma su tutte le somme e i valori incassati a qualunque titolo. secondo il criterio di omni comprensività in precedenza tipico del reddito di lavoro dipendente. Cambia radicalmente il trattamento dei rimborsi spese: quelli analiticamente ri addebitati al cliente non costituiscono più reddito. Di conseguenza, non si applica più la ritenuta d’acconto su tali importi. All’esclusione dal reddito corrisponde però l’indeducibilità del costo rimborsato.
Importante segnalare che – con il decreto legge n. 84/2025 – il regime relativo alle spese di vitto, alloggio, viaggio e trasporto mediante autoservizi non di linea (taxi, NCC) è stato modificato in maniera restrittiva, nel senso che il riaddebito è escluso dalla formazione del reddito ed anche la deducibilità è esclusa se i pagamenti non sono stati eseguiti con sistemi di pagamento “tracciabili”. Dal 2026 aumenta anche il limite di deducibilità della previdenza complementare, che passa a 5.300 euro annui. Il nuovo Regolamento Unico della Previdenza consente inoltre di destinare alla contribuzione modulare volontaria una quota dal 1% al 20% del reddito.
Per ulteriori informazioni e accrediti stampa, contattare:
📧 [claudiamorelli@uncat.it]
📧 [felici@cassaforense.it].