Gli avvocati tributaristi chiedono più autonomia dal Ministero dell’Economia, regole chiare sulle incompatibilità e un disciplinare uniforme per tutti i giudici tributari

L’Unione Nazionale delle Camere degli Avvocati Tributaristi – UNCAT è intervenuta oggi, con il presidente Gianni Di Matteo e il consigliere segretario Silvia Siccardi, davanti alle Commissioni Giustizia e Finanze della Camera sullo schema di decreto legislativo che riforma l’ordinamento della giurisdizione tributaria (Atto del Governo n. 419).

In generale la valutazione sul provvedimento è positiva: il ruolo unico nazionale, le maggiori garanzie di stabilità dei magistrati e la nuova disciplina delle responsabilità completano il percorso di professionalizzazione avviato negli ultimi anni.
Ma, secondo UNCAT, la riforma deve essere corretta in alcuni punti essenziali rimasti tuttora aperti, per assicurare che le Corti tributarie siano davvero indipendenti, imparziali e in grado di funzionare con efficienza.

«È un passo avanti importante, ma non basta cambiare il nome o lo status dei magistrati. Serve un’organizzazione coerente con quella di una vera giurisdizione», dichiara il presidente di UNCAT, avv. Gianni Di Matteo. «Chi giudica le controversie tra cittadini e amministrazione finanziaria deve essere, e apparire, pienamente indipendente da entrambe le parti».

Le proposte di UNCAT. Gli avvocati tributaristi chiedono al Parlamento e al Governo di introdurre dei correttivi nella direzione di diluire l’attuale eccessiva dipendenza della giurisdizione tributaria dal Ministero dell’Economia, parte in causa, a partire dal rafforzamento dell’autonomia del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria.
In questa direzione vanno le altre proposte di impedire che un magistrato transitato dagli organici dell’Agenzia delle Entrate giudichi, senza un congruo periodo di incompatibilità, le controversie del proprio precedente ufficio;ridurre il ruolo gestionale del Ministero dell’Economia e di attribuire ai presidenti delle Corti un effettivo potere di organizzazione degli uffici. Sul fronte dell’ordinamento magistratuale, Uncat sottolinea la necessità di adottare regole disciplinari chiare e uniformi per le attuali due categorie di magistrati: i professionali inseriti per concorso e i giudici onorari ancora in servizio, oltre che di precisare le modalità di impugnazione delle decisioni disciplinari.

«La professionalizzazione della magistratura tributaria è una scelta condivisibile e non più rinviabile», conclude Di Matteo. «Ora occorre completarla con le garanzie organizzative necessarie. Una giustizia realmente autonoma non tutela soltanto il contribuente: tutela anche l’amministrazione finanziaria e la credibilità dello Stato».

Nello specifico:

Incompatibilità più dettagliate per assicurare indipendenza del magistrato. Un magistrato tributario non dovrebbe decidere sulle cause del proprio ex ufficio. La questione riguarda i magistrati tributari provenienti dall’Agenzia delle entrate, dall’Agenzia delle dogane, dall’Agenzia delle entrate-Riscossione o da altri enti impositori.

Lo schema di decreto non impedisce che un ex funzionario venga assegnato alla Corte competente sulle controversie del medesimo ufficio presso il quale ha lavorato fino a poco tempo prima. Il problema è oggettivo: un giudice potrebbe trovarsi a decidere cause nelle quali operano suoi ex colleghi, relative a prassi amministrative che conosce dall’interno o ad atti alla cui formazione potrebbe avere partecipato.
Il solo ricorso all’astensione, limitato al singolo procedimento, non risolve il problema e può produrre riassegnazioni, sostituzioni nei collegi, squilibri nei carichi e una distanza tra organico nominale e capacità operativa effettiva.

UNCAT propone quindi di inserire l’obbligo di dichiarare gli uffici dell’amministrazione finanziaria presso i quali il magistrato ha lavorato negli ultimi cinque anni; il divieto, per cinque anni, di essere assegnato alla Corte competente sul territorio del precedente ufficio (incompatibilità quinquennale); il divieto permanente di trattare cause relative ad atti alla cui preparazione, riscossione o difesa il magistrato abbia partecipato; controlli preventivi e sistemi automatici che impediscano l’assegnazione di fascicoli incompatibili.

«Non basta che il giudice sia imparziale: deve esserlo anche agli occhi del contribuente», sottolinea Di Matteo. «Una regola preventiva tutela tutte le parti e impedisce che i nuovi magistrati non possano essere pienamente impiegati nella trattazione di una quota significativa del contenzioso».

UNCAT chiede inoltre che le incompatibilità valgano in modo uniforme per tutti i componenti delle Corti e siano estese ai casi di stretta parentela con funzionari dell’amministrazione finanziaria, così come già avviene per i rapporti familiari con gli avvocati difensori.

Meno dipendenza dal Ministero dell’Economia e Rafforzamento del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria.  Un altro punto riguarda il rapporto tra giustizia tributaria e Ministero dell’Economia e delle finanze.Il Ministero mantiene ancora poteri rilevanti nella gestione della magistratura tributaria, compresa l’attuazione delle sanzioni disciplinari deliberate dal Consiglio di presidenza della giustizia tributaria.L’auspicio di Uncat è che il legislatore valuti l’opportunità di prevedere un rafforzamento dell’autonomia gestionale del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria (in particolare quanto all’efficacia delle delibere disciplinari, oggi subordinata al decreto applicativo del Ministro dell’economia e delle finanze) e una maggiore autonomia finanziaria dell’organo di autogoverno rispetto al Dipartimento della giustizia tributaria del MEF. Sarebbe in sostanza auspicabile prevedere che tutte le funzioni di gestione del personale magistratuale tributario siano attribuite esclusivamente al Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria, limitando l’intervento del Ministero a compiti di natura finanziaria e contabile.

Personale amministrativo sotto la direzione delle Corti. Altra questione riguarda il funzionamento quotidiano degli uffici. Oggi il presidente della Corte tributaria non dispone di poteri sufficienti per organizzare il lavoro del personale amministrativo. UNCAT propone che, come avviene negli uffici giudiziari ordinari, il presidente possa definire gli indirizzi organizzativi necessari per far funzionare la Corte, mentre il dirigente amministrativo conserva la responsabilità della gestione concreta del personale.
L’attuale sistema, secondo UNCAT, rappresenta un’eccezione rispetto alla magistratura ordinaria e alle altre magistrature speciali.

Il regime disciplinare: necessaria uniformità di disciplina tra giudici tributari e magistrati tributari.

Lo schema prevede due discipline disciplinari differenti: una per i magistrati tributari professionali e una, più generica, per gli attuali giudici tributari.
Secondo UNCAT, questa distinzione è difficile da giustificare, soprattutto in merito ai nuovi illeciti disciplinari che riguardano gli obblighi di motivazione delle sentenze tributarie, perché entrambe le categorie siedono negli stessi collegi e decidono le stesse controversie. Le condotte disciplinarmente rilevanti dovrebbero quindi essere definite in modo chiaro e uniforme per tutti.
Deve essere inoltre chiarito davanti a quale giudice possano essere impugnate le decisioni disciplinari adottate dal Consiglio di presidenza. Il rinvio generico alle regole previste per la magistratura ordinaria non risolve il problema, perché il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, diversamente dalla sezione disciplinare del CSM, non è un organo giurisdizionale.
Positiva, invece, la possibilità per il magistrato di farsi assistere da un avvocato durante il procedimento disciplinare.

Uncat ha consegnato alle Commissioni un documento esplicativo, comprensivo di specifiche proposte emendative. Il documento integrale è pubblicato nella sezione AUDIZIONI PARLAMENTARI