Si è aperto oggi a Cagliari, con la relazione del Presidente Gianni Di Matteo, il IX Congresso nazionale delle Camere degli Avvocati Tributaristi.
Il Presidente Gianni Di Matteo: “Al legislatore, Uncat chiede che i correttivi non rappresentino un passo indietro rispetto alle scelte coraggiose attuate nella prima fase della Riforma fiscale”



Gli avvocati tributaristi dell’UNCAT chiedono che i correttivi alla riforma fiscale non riducano le garanzie del contribuente. Chiedono anche che i principi di equità fissati dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo sulle ispezioni fiscali e accessi ai locali di aziende e privati contribuenti diventino il riferimento per le prassi delle Agenzia delle entrate, i giudici e il legislatore.  

Si è aperto oggi a Cagliari il IX Congresso Nazionale dell’Unione Nazionale Camere Avvocati Tributaristi (UNCAT), dedicato a “Legalità e diritti nel sistema fiscale in evoluzione. Il ruolo degli Avvocati tributaristi“.
Il Congresso cade in un momento particolare per la riforma fiscale, allo spartiacque tra il poderoso impegno normativo (la legge delega n. 111/2023 – 21 decreti delegati di attuazione – 8 testi unici; e l’attuazione della riforma della Giustizia tributaria) e la piena attuazione dei principi di tutela dei diritti del contribuente in ogni fase del rapporto tributario, rispetto all’esercizio della potestà impositiva dello Stato.
Nella relazione di apertura il Presidente Gianni Di Matteo si è appellato al Legislatore e al Governo affinché non si retroceda sul tema del complesso assetto delle garanzie del contribuente, avviato con la Riforma fiscale.
In questi anni di prima attuazione delle norme sono emersi, infatti, alcuni aspetti sui quali continuare a riflettere nella leale collaborazione che ha visto l’Unione interloquire in maniera costruttiva con il Ministero dell’Economia e il Dipartimento di Giustizia tributaria, con l’Agenzia delle Entrate, con il Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria.

Principio di legalità e garanzie nelle ispezioni fiscali.

InnanzituttoUNCAT chiede che le recenti sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo diventino il criterio con cui interpretare e applicare le norme tributarie, nella prassi degli uffici, nelle decisioni dei giudici e nelle future scelte del Legislatore. Con le pronunce Italgomme, Agrisud e Ferrieri e Bonassisa, tra il 2025 e il 2026, Strasburgo ha condannato l’Italia per accessi a sorpresa nei locali a fini ispettivi, per i controlli “a strascico” e indagini bancarie svolti senza motivazione puntuale e senza un controllo indipendente da parte del giudice, facendo emergere un deficit sistemico interno all’ordinamento fiscale italiano. Vi è stato, in risposta, un intervento parziale del legislatore con la ulteriore modifica dell’articolo 12 dello Statuto del contribuente ad opera del decreto legge n. 84/2025 (che ha introdotto l’espressa e adeguata motivazione degli atti di ispezione), ma che Uncat ritiene ancora non sufficiente. 

“Il filo conduttore “rivoluzionario” di queste pronunce – e altre ne stanno arrivando – è dunque il superamento della tradizionale ampia discrezionalità riconosciuta all’amministrazione finanziaria: non basta più la legittimità formale del potere istruttorio, occorrendo garanzie procedurali effettive e un bilanciamento giudiziario tempestivo. Queste sentenze hanno avuto il merito di aver riconosciuto uno squilibrio tra poteri dell’amministrazione e diritto di difesa che Uncat negli anni ha sempre denunciato. La traiettoria intrapresa oggi con le scelte sulla Riforma fiscale e l’impegno dell’Amministrazione fiscale ci confortano. Siamo consapevoli però anche delle sfide interne che questa rivoluzione culturale impone alla stessa Amministrazione. Uncat sostiene convintamente questo cambiamento, ma rimane vigile: non illudiamoci infatti che sarà semplice”, ha richiamato il presidente Di Matteo.
Sul fronte sostanziale delle sanzioni tributarie“non possiamo non censurar, e la mancata applicazione di uno dei principi cardini costituzionali del diritto penale: quello del favor rei”, ha evidenziato Di Matteo, che ha ricordato che già alcune pronunce coraggiose censurano la norma proprio perché in contrasto con il diritto unionale. E non solo. “Riteniamo concretamente inefficace la limitazione degli effetti, sul parallelo giudizio tributario, della sola assoluzione dichiarata con sentenza a seguito di dibattimento penale (…). I tempi dei due processi sono diversi e questo sfasamento preclude totalmente l’effetto di giustizia che si vorrebbe ottenere”, ha specificato Di Matteo.


Contraddittorio e presunzioni.

Il principio del contraddittorio tra contribuente e Agenzia delle Entrate è un secondo ambito di attenzione per gli avvocati tributaristi. Chiusa la stagione dei ventuno decreti delegati e dei testi unici, UNCAT chiede che i prossimi “correttivi” non segnino un passo indietro rispetto alle garanzie della riforma. Il rischio è già concreto: i decreti attuativi dello Statuto del Contribuente hanno escluso dal contraddittorio preventivo alcune categorie di atti.
“Uncat chiede dunque che i correttivi non rappresentino un passo indietro rispetto alle scelte coraggiose attuate nella prima fase della Riforma fiscale”, ha dichiarato Di Matteo.
Il contraddittorio va rafforzato anche nella prassi dell’Agenzia delle Entrate, che spesso non fornisce la motivazione rafforzata sull’accoglimento o il rifiuto delle osservazioni del contribuente e/o, di conseguenza, modifica lo schema d’atto prodromico alla fase di accertamento vera e propria. “Il risultato è un istituto che non aggiunge garanzia, ma fa perdere tempo e anticipa le strategie difensive al solo vantaggio dell’ufficio“, ha specificato Di Matteo.
 UNCAT apprezza il decreto omnibus 218/2026, che limita la presunzione di distribuzione ai soci degli utili extracontabili nelle società a ristretta base azionaria: “Una norma che fa parziale giustizia in relazione alla attività di accertamento nei confronti delle società a responsabilità limitata, che in Italia costituiscono una prevalenza. Ma il tema delle presunzioni è ancora aperto”, dichiara Di Matteo

Riscossione e Processo Tributario. I contribuenti sono ancora costretti a impugnare intimazioni di pagamento fondate su atti sospesi o annullati, perché manca un raccordo tra difesa e Agente della riscossione. “Servono tempi certi e un dialogo strutturale, non episodico, con la riscossione“. Anche le nuove garanzie processuali faticano a funzionare. La prova testimoniale scritta è stata richiesta nell’1% circa dei giudizi, e alle richieste cresciute del 28,5% in primo grado e del 37,4% in secondo non è corrisposto alcun aumento delle ammissioni. Le impugnazioni dei dinieghi di autotutela sono passate da 542 a 966 in un anno. “Ricordo che prova testimoniale e impugnazione del diniego di autotutela sono istituti introdotti proprio a garanzia dell’obiettivo di migliorare la relazione tra contribuente e fisco. I numeri ci dicono però che sono istituti la cui applicazione rimane timida. Uncat crede che occorra lavorare ancora affinché queste garanzie scritte sulla carta siano veramente realizzate nella sostanza”.

Giustizia tributaria. La riforma della Giustizia Tributaria, ancora in corso d’opera, è un passo avanti importante: ruolo unico nazionale dei magistrati, maggiori garanzie di stabilità, una disciplina delle responsabilità più definita. Tuttavia “non basta cambiare il nome o lo status dei magistrati. Chi giudica le controversie tra cittadino e amministrazione finanziaria deve essere, e apparire, pienamente indipendente, espressione di terzietà per entrambe le parti”. Per questo Uncat propone un’incompatibilità quinquennale per i magistrati provenienti dagli enti impositori rispetto al territorio del loro ex ufficio e il divieto di trattare cause alla cui formazione abbiano partecipato. Chiede poi un Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria autonomo dal MEF, un regime disciplinare uniforme tra togati e onorari e il coinvolgimento dell’avvocatura nelle valutazioni di professionalità.

Intelligenza artificiale. I progetti del MEF prevedono un utilizzo massivo di sistemi di AI nella fase di analisi e di accertamento fiscale. Da ultimo anche nella giurisdizione tributaria. “Non possiamo più parlare di un rischio astratto, ma di un pericolo concreto di mancata attenta verifica umana“, ha detto Di Matteo.
Con la profilazione e le liste selettive, il contribuente rischia di dover spiegare anomalie segnalate da un algoritmo di cui non conosce origine e logica. UNCAT si chiede quindi se il contribuente potrà contestare l’analisi di rischio.
Nella indagine conoscitiva presso la commissione parlamentare di vigilanza sulla anagrafe tributaria sono state avanzate alcune proposte di maggiore trasparenza nella integrazione di sistemi di intelligenza artificiale nell’ordinamento sistema fiscale; proposte che Uncat condivide.
In particolare, la previsione di base normativa adeguata e puntuale (primaria, secondaria o in atti amministrativi generali) che specifichi quali dati si trattano, quali operazioni sono ammesse e il motivo di interesse pubblico che giustifica il trattamento. Va sempre garantito l’intervento umano nel processo decisionale automatizzato; il contribuente deve poter esprimere la propria opinione e contestare l’esito del trattamento; la tracciabilità dei dati deve salvaguardare la conoscibilità del corretto assolvimento dell’onere della prova, che grava sempre sull’Ente impositore in sede di accertamento; infine un limite temporale alla ritenzione dei dati , con la conseguenza decadenza del potere di accertamento, oltre il quale quei specifici dati non più funzionali vanno cancellati.
“Noi non siamo qui per opporci alla tecnologia. Siamo qui per ricordare, con la stessa fermezza con cui lo hanno fatto altre istituzioni nazionali, che il controllo umano reale e verificabile deve restare presente in ogni fase: dall’ideazione e dall’addestramento degli algoritmi fino alla validazione dei risultati.
Purtroppo alcune recenti vicende, di tracce di bot in sentenze, ci hanno allarmato.  Le norme ci sono, le linee guida anche. Non si può più procedere con improvvisazione. Occorre richiamare tutti gli operatori, e gli organismi di controllo, ad una maggiore responsabilità: l’utilizzo della intelligenza artificiale non deve essere una scorciatoia perché il pericolo reale che corriamo è la totale erosione della fiducia nella giurisdizione”, ha chiarito il Presidente Uncat, ricordando che Uncat partecipa con 30 associati alle Cat alla sperimentazione avviata dalla Direzione Giustizia tributaria del MEF su SententIA, il sistema di intelligenza artificiale che opera sulla banca dati di merito tributaria.

Specializzazione dell’avvocato tributarista e nuove sfide

Nel chiudere la relazione di apertura del IX Congresso, Di Matteo si è soffermato sulla rinnovata figura dell’Avvocato Tributarista.
Il Legislatore ha guardato con fiducia alla figura dell’avvocato specializzato, non solo assegnandogli- nel caso del Tax control framework– nuove competenze di certificazione del rischio fiscale; ma anche con la scelta di favorire la cooperative compliance, che suggella la capacità dell’avvocato tributarista di rappresentare i contribuenti e le aziende in ogni stadio del rapporto con il Fisco. “Non siamo più soltanto il difensore che interviene nel contenzioso. Siamo il consulente che accompagna l’impresa e il cittadino in ogni fase del rapporto con il fisco: dalla pianificazione fiscale corretta alla gestione preventiva del rischio, fino — se necessario — alla difesa nel merito e in legittimità”.
Gli avvocati tributaristi compongono “per scelta e per statuto, una professione specializzata, con due ambiti che sono il nostro terreno di elezione. Il primo è la competenza sulle regole del giusto processo tributario: contraddittorio, prova, garanzie difensive non sono dettagli procedurali, sono la sostanza stessa della tutela del contribuente.  Il secondo è il patrocinio esclusivo davanti alla Corte di Cassazione, dove si scrive il diritto vivente della materia tributaria: lì la nostra preparazione nelle argomentazioni di legittimità non è un privilegio corporativo, è una competenza sviluppata in anni di studio di dottrina e pratica processuale, garanzia per il cliente e per l’ordinamento intero”, indica Di Matteo.
La proiezione al futuro della professione dell’avvocato tributarista avviene anche tramite le aggregazioni professionali, oggi favorite dall’ordinamento forense. “L’avvocatura tributaria deve acquisire oramai una visione dinamica e globale del modo di svolgere la professione, collaborando con altre professionalità”, ha dichiarato Di Matteo.
In apertura dei lavori, il presidente della Camera degli Avvocati Tributaristi di Cagliari, Giuseppe Lai, ha evidenziato la varietà e qualità dei temi trattati nelle venti relazioni presentate dalle Camere Tributarie locali, che permettono di ricostruire una visione di prospettiva, dal trattamento fiscale della transizione ecologica, alla imposizione tributaria sull’attività turistica locale, fino all’analisi dei nuovi istituti, come l’adempimento collaborativo,  il tax control framework e all’impatto della intelligenza artificiale nell’attività di accertamento e nella giurisdizione.
La Cat di Cagliari festeggia inoltre i vent’anni dalla sua costituzione: un traguardo suggellato proprio con l’ospitalità del IX Congresso nazionale della Unione.