Garantire una formazione solida, che presupponga competenze tributarie già possedute, per gli avvocati certificatori del Tax control framework.
Sulla irrinunciabilità di questo obiettivo hanno convenuto oggi tutti i relatori al convegno “Tax control framework. Adempimento collaborativo. Il nuovo ruolo dell’Avvocato certificatore”, organizzato da Uncat in collaborazione con Camera tributaria di Roma e del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, che si è celebrato presso la Corte di Cassazione.
All’evento sono intervenuti il Viceministro delle Finanze, Maurizio Leo, il direttore dell’Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone, il consigliere CNF Vittorio Minervini, la professoressa Livia Salvini (LUISS), ospiti del presidente del Consiglio dell’Ordine, Alessandro Graziani.
In video, Leo si è dichiarato convinto che l’avvocatura potrà dare un apporto notevole grazie alla proprio conoscenze giuridiche, integrate con le competenze contabili.
Il Direttore Carbone ha evidenziato il cambio culturale che è richiamato dall’istituto della cooperative compliance, con impatto positivo reputazionale sia per il sistema Paese sia per l’azienda stessa ammessa all’istituto. Centrale, hanno convenuto i relatori, il tema della formazione e della migliore organizzazione e coordinamento scientifico dei corsi prodromici all’esame per conseguire l’abilitazione alla certificazione.
Su questo punto il presidente Di Matteo è stato esplicito: “Per poter garantire la qualità che il sistema fiscale aspetta dagli Avvocati certificatori del rischio fiscale, è necessario che i corsi di formazione integrino la competenze tributarie – che dovrebbero essere presupposte – con le materie più complesse: fiscalità internazionale, principi contabili internazionali, operazioni straordinarie”, ha dichiarato.
“Abbiamo apprezzato le parole del Direttore dell’Agenzia delle entrate, Vincenzo Carbone, che ha richiamo le necessità di rigore, di preparazione specifica, di intransigenza nel certificare il rischio fiscale delle imprese e il richiamo alla precondizione di una preparazione tributaria e fiscale solida, che gli avvocati tributaristi sono in grado di offrire, senza rinunciare alle proprie competenze, diciamo, tradizionali della interpretazione delle norme e della difesa in giudizio del contribuente ”.
Al momento hanno già aderito allo strumento di adempimento collaborativo 221 aziende e altre 60 hanno presentato istanza.
Numeri destinati a crescere. Si stima che solo nel Lazio siamo 500 le aziende potenzialmente interessate con volumi di affari pari a 500mila euro e altre 1000 con volume di affari di 100mila euro.
E’ senz’altro dunque una opportunità professionale, soprattutto per il TCF opzionale (aperto a tutte le aziende che lo scelgano).
Ad una condizione precisa che è emersa chiara nel corso dei lavori: che l’avvocato certificatore sia solidamente competente non solo nella materia di diritto tributario sostanziale e processuale, ma anche nelle materia di contabilità, di principi di contabilità internazionale, di operazioni straordinarie.
Il nuovo ruolo è stato ben disegnato dall’avvocato Carbone, che ne ha sottolineato l’aspetto strategico nel contesto di una rapporto fisco – contribuente sempre più improntato a trasparenza e collaborazione.
“Se falliremo l’obiettivo della preparazione specialistica, avremo fallito l’obiettivo generale di garantire stabilità alle aziende”, ha specificato. “Non è possibile ammettere tutti come certificatori e vorremmo evitare che sia l’Agenzia a bocciare i TCF”.
Nell’evento sono emerse le “esternalità” positive dell’accesso all’istituto: l’effetto reputazionale per il paese e per le aziende, il conseguente valore economico degli investimenti e de credito bancario.





